Avete mai sentito parlare dell’Horteria di Mirano, in provincia di Venezia? 

Se avete già letto qualcosa su questa insegna vi converrà comunque approfondire qui sotto. 

Siamo andati a trovarli e abbiamo scoperto cosa c’è dentro, e pure dietro, a questo “fertile” locale.

Prima cosa di cui parlare: il nome.

Horteria ne fonde due: osteria  (come il locale tipico del veneto, rigorosamente con l’”acca” davanti) e orto (che rimanda, invece, alla terra e alla naturalità). Un biglietto da visita centrato per la titolare dell’attività, Giorgia Codato, giovanissima imprenditrice con un trascorso da psicologa, che ha deciso – sorprendendo un po’ tutti – di cambiare rotta e dedicarsi alla sua passione viscerale per il cibo. Non è nata dall’oggi al domani, l’accompagna da tempo: il padre cuoco ha fatto il suo, poi le esperienze in sala, la voglia di raccogliere i lati buoni dell’agroalimentare italiano, e infine il desiderio di raccontare con linguaggio fresco, naturale, le proprie scelte.

Seconda cosa da specificare: dov’è Horteria e come si presenta.

Lo trovate in via Vittoria, a pochi minuti dal centro di Mirano. Non vi sarà difficile notarla: spicca per un ingresso bizzarro. Tra il legno, il vegetale, i mobili da recupero e le vetrate che lasciano trapelare cosa succede dentro.
Dobbiamo dire che il riassetto estetico è stato notevole; il locale si discosta totalmente dalla palazzina (non propriamente moderna) e mette in campo una precisa identità.

Terza e non ultima considerazione: la proposta.

Di qualunque classe sociale e ideologia gastronomica apparteniate non fermatevi alla facciata, e nemmeno al nome: Horteria non è un concept fine a se stesso o un covo per vegani o vegetariani. Nemmeno un posto dove andare (solo) per un centrifugato o un estratto di frutta.
È un locale accessibile a chiunque, sia in termini di prezzo che in termini di offerta, dove recarsi dalla colazione delle otto fino al post cena (chiude a tarda ora la sera), passando per la pausa pranzo o la cena. Del menu vi parliamo tra poco. Sappiate, intanto, che ci potete mangiare anche della buonissima carne.

E allora perché Horteria? 

Questo nome racconta il legame con la genuinità e con la località.
I veri protagonisti sono i sapori della terra, dell’orto, così come quelli nati dal genio artigiano. A patto che siano frutto di una certo pensiero. Bevande comprese.

Sugli scaffali si alternano paste sconosciute di ottima fattura come la Pasta di montagna dei Monti Sibillini, salse di pomodoro dall’area Vesuviana e dai Monti Lattari, conserve di frutta e verdura di piccoli produttori, referenze bakery (dai biscotti a prodotti sotto vetro alle sfoglie di Pergamena di Alghero), succhi da microscopiche aziende, qualche bottiglia di vino, un particolarissimo caffè da Tavagnacco (una miscela biologica vietnamita, utilizzata anche per il servizio del locale), e molto altro.

“Prima dell’apertura abbiamo dedicato tantissimo tempo alla ricerca. È un processo che non volge mai al termine: siamo sempre a caccia di prodotti nuovi, possibilmente che siano semi-conosciuti. Il requisito è che abbiano una certa qualità, siano prodotti con etica, rispetto, e che ci sia certezza sull’origine”

E poi, dicevamo, la località.

Non abbiamo voluto discostarci troppo dagli usi e costumi locali né mettere al bando alcune proposte tradizionali, come lo spritz” – confessa Giorgia. “Siamo consapevoli di dove siamo (nella piccola Mirano, e non a Milano, ndr) e quanto sia difficile attecchire com nuove abitudini al consumo. Ci abbiamo, comunque, affiancato del nostro: per l’aperitivo oltre allo spritz classico offriamo altre proposte, tra bitter, cocktail e i nostri vini. Sul bere c’è poi selezione di tisane e infusi, a sorpresa, anche questi, sono richiestissimi a qualsiasi ora” racconta Giorgia.

Anche la cucina ha lo stesso imprinting: novità, ma non ultraterrene.

I piatti sono semplici, comprensibili e curati sia nell’estetica che nel gusto. Sono realizzati da due giovani cuochi che combinano materie prime fresche e prodotti selezionati. Molti sono proprio quelli esposti in sala.

Questo sistema si rivela un intelligente indotto all’acquisto, perché il cliente assaggia nel piatto e poi decide di acquistare quello stesso prodotto, o di provarne un altro similare. È una doppia opportunità: gustare, e poi riprovare la stessa qualità a casa”

Nel menu compaiono poche voci per ciascuna portata, segno che si lavora nel rispetto della freschezza e della stagionalità

Ma non è tutto.
Spicca una legenda, con tondini colorati: con un colpo d’occhio il cliente può sapere se quel piatto è senza glutine, adatto a vegani, light, senza lattosio, o etnico. A fianco alle proposte del giorno c’è la possibilità, anche in inverno (con la versione “tiepida”), di saziarsi con una bella insalata. 

Ma di sano qui, oltre alla sostanza, c’è la comunicazione.

Chi serve ha voglia di spiegare cosa c’è dietro un prodotto, da cosa nasce l’idea di quel piatto piatto, o semplicemente raccontare uno dei curiosi aneddoti sull’arredo. Per esempio: da dove proviene il menu datato 1975 riportato su una colonna? 

Dopo un anno e mezzo di vita Horteria fa già il pienone a pranzo e si riempie la sera, tra appassionati, clienti fedeli e nuovi curiosi avventori. 

Come noi.

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